DDR, 1984: la Stasi controlla le vite di chiunque all’interno del paese… è l’incubo/utopia del socialismo… intellettuali, scrittori, attori, registi, tutti controllati, spiati e denunciati al primo sospetto di attività "sovversive". Questa era la Germania Est da cui in tutti i modi si tentava di fuggire, verso la più libera altra Germania, almeno fino alla caduta del muro.

Un film che racconta la storia di un agente, preposto al controllo di uno scrittore apparentemente pulito e tutto l’ambiente che gli ruota intorno. Una storia che sembra quasi di fantasia (se non fosse che narra comunque una realtà) e che scorre in maniera molto lineare fin verso il finale, dove invece l’aderenza con la realtà che è stata (la caduta del muro) e le sue conseguenze (l’apertura degli archivi della Stasi), avvicinano il tutto quasi ad un documentario, lavandone via quella patina irreale.

Un film stupendo, commovente, romantico, delicato e comunque rispettoso e dignitoso, senza retorica secondo me, di un passato che la Germania ha vissuto e dalla quale si è liberata… ho particolarmente apprezzato lo sforzo del regista di non dare giudizi, ma soltanto presentare il fatto e lasciando che le luci e le ombre si addossino su ogni personaggio.

Lucide e terribili le parole del ministro Hemf nel finale, che ora non vi rivelo e che avrò il piacere di discutere con chi vedrà il film, che consiglio caldamente a tutti.