Il kiwi non si può certo dire che sia il mattone fondamentale di una dieta mediterranea, ovvio… però c’ha un pacco di vitamina C, fa un sacco bene ed è pure un lassativo niente male, che per chi sta a dieta non disturba mai…

Ovviamente non voglio stare qui a parlare di kiwi, ma un’introduzione è doverosa, anche perché da un episodio legato al kiwi nasce una riflessione che ho fatto l’altro giorno.
Dunque, ci regalano qualche tempo fa un cesto di kiwi, un mio ex-alunno per vari motivi… me lo regala perché li coltiva e li vende, ma quelli che mi regala comunque non li venderebbe, perché sono troppo piccoli o hanno forme strane.

Rimango un po’ di stucco e poi penso tristemente che è vero, anche al mercato (che ho sempre abbinato a un luogo genuino e sincero) c’è l’esaltazione del bello, quindi il kiwi piccolo non lo si vende (la gente non lo compra), la ciliegia non abbastanza rossa neanche…
Insomma viviamo beatamente in un incantesimo, ovunque ci giriamo la bellezza ci viene proposta come la normalità, fino ad assumere anche un valore etico…
Mi son chiesto anche di chi sia la colpa, se della massaia che se vede il frutto brutto non lo prende (forse le nuove donne di casa, perché le nonne lo sanno che non è il bello che rende il frutto buono), o del venditore, che mette in mostra il meglio di sè.
Forse è una spirale che non si sa come è iniziata ma che ormai si sta stringendo, portandoci ad apprezzare solo ciò che esce dalla "fabbrica del bello".

Direi che è ora di tornare ad apprezzare il brutto, anche perché i kiwi che mi hanno regalato, nonostante siano "non vendibili", erano deliziosi. 😉

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